Tre anni fa di questi tempi stavamo facendo lo sciopero della fame perché il governo di centrodestra pensava che tagliando i fondi allo spettacolo si potessero risollevare le sorti della nazione. Ma mancavano pochi mesi alle elezioni e potevamo perlomeno sperare che cambiasse il governo e che la cultura tornasse ad avere un’importanza fondamentale per il nostro Paese, importanza che stava perdendo senza ombra di dubbio. Fortunatamente alle elezioni vinse il centrosinistra che ridiede un po' di fondi allo spettacolo: almeno ci garantì la sopravvivenza. Oggi ci ritroviamo nella stessa situazione di tre anni fa, solo che è peggio: i tagli che hanno deciso di apportare ai fondi per lo spettacolo porteranno i teatri del nostro Paese alla chiusura. Come diceva il nostro sovrintendente sulla Stampa del 27 settembre tagli del 30% farebbero fallire qualsiasi azienda. E questa volta non c’è nulla che possiamo nemmeno sperare di fare. Un altro sciopero della fame? Altri incatenamenti davanti ai cancelli dei teatri? Altri requiem per la cultura con tanto di bara e funerale? Le elezioni non sono tra pochi mesi. Le elezioni saranno tra quattro anni. E quattro anni non si può resistere.
domenica 28 settembre 2008
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5 commenti:
non potevi spiegarlo meglio.
k
Sembra quasi che ci sia una sorta di strategia per fare della televisione l'unico svago...
Sembra, eh!
Ma dai, la lirica, il teatro, ma chi se li fila. basta con questo spreco di denaro!, mi bastano le tette dei telequiz per vivere tranquillo...
"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!"
dai pucci pu, che abbiamo il nostro piano di emergenza!!! ho anche visto un bellissimo pantalone nero da max and co che sarebbe perfetto per lo scopo! (gli anfibi teniamo quelli che abbiamo così risparmiamo!)
soprattutto non usiamo le hogan!
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