è dura.
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venerdì 29 agosto 2008
lunedì 11 agosto 2008
venerdì 11 luglio 2008
Tra realtà e finzione
Sul palcoscenico di Bohème, si sa, fiocca la neve, che Bohème è ambientata a Parigi nel periodo di Natale. Peccato che a Racconigi a metà luglio ci siano circa 30 gradi di giorno, e la sera non è che vada molto meglio. Uno almeno non si metterebbe mai un bel vestito di lana spessa che punge, con un sottogonna che pesa cinque chili, un bel mantello sempre di lana pesante e una cuffietta della stessa lana, puntata sulla parrucca. Hai voglia a convincerti che siamo a Natale. La gente se ne accorge che sudi!
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lunedì 30 giugno 2008
Oggi ho la sindrome del lunedì.
:(
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sabato 21 giugno 2008
Il corista medio
Il corista medio è sempre al corrente di quello che fanno gli altri coristi, soprattutto nella loro vita privata. Sa tutto dei colleghi: quante volte si fanno la doccia, con chi vanno a letto al momento, con chi sono andati a letto in passato, con chi ci andranno in futuro. Se non sa qualcosa se lo inventa. E spesso finisce per crederci davvero anche lui stesso.
Il corista medio possiede la tecnica vocale perfetta, l'intonazione assoluta e un senso del ritmo, della frase, della musicalità che nemmeno Orietta Berti. Perchè non abbia fatto una sfolgorante carriera è a volte colpa della fatalità ma più spesso dell'invidia degli altri, del fatto di non aver avuto le giuste conoscenze o dell'integrità morale che non gli ha permesso di scendere a certi compromessi, che tanto lo sanno tutti che per arrivare a certi livelli la devi dare a qualcuno.
Il corista medio si lamenta sempre delle truccatrici e delle sarte, ma non lo fa mai in loro presenza. E' un esperto dei periodi storici, conosce la pronuncia di tutte le lingue del mondo pur non parlandone alcuna ed è fermamente contrario alle regie moderne, che si sa che il pubblico non le apprezza. Il corista medio poi sa che tutti i registi sono degli imbecilli e non li ascolta quando parlano. Al corista medio basta sapere da dove deve entrare e dove si deve piazzare, quanto dura la recita e se ci spetta la mensa. Sapere anche di che opera si tratti è secondario.
Il corista medio si dirige da solo, e non c'è verso di fargli capire che, nonostante i suoi tempi e le sue dinamiche musicali siano di gran lunga più raffinate di quelle del Maestro Direttore, purtroppo non sono quelle che vanno eseguite.
Il corista medio si caratterizza anche per un'elevata quantità di importanti impegni solistici. Non di rado le recensioni delle sue performance, firmate da eminenti critici musicali, vengono pubblicate su giornali di nicchia, quali L'eco della Val di Susa o La Gazzetta di Pinerolo. Il corista medio ancora aggiunto saprà rallgrarsi di questi strabilianti successi e coglierli con il dovuto ossequio. Sono queste, infatti, per il corista medio, le vere soddisfazioni artistiche.
In trasferta il corista medio si lamenta sempre dell'albergo, anche quando è un cinque stelle con sauna e bagno turco in camera. Se il viaggio è in pulman chiederà di far spegnere l'aria condizionata perchè si sa che fa male alla voce. In aereo se ne lamenterà soltanto. Va da sè che eventuali problemi di intonazione saranno da imputare alle condizioni di viaggio. Se poi la trasferta è in un paese straniero, il corista medio sentirà presto l'astinenza da pastasciutta. Non è raro, infatti, trovare tavolate di coristi medi che intonano inni alla patria nelle pizzerie intorno all'albergo.
Intendiamoci, in ognuno di noi c'è un'ombra di "medietà". Essere anche tenori è solo questione di sfortuna.
Il corista medio possiede la tecnica vocale perfetta, l'intonazione assoluta e un senso del ritmo, della frase, della musicalità che nemmeno Orietta Berti. Perchè non abbia fatto una sfolgorante carriera è a volte colpa della fatalità ma più spesso dell'invidia degli altri, del fatto di non aver avuto le giuste conoscenze o dell'integrità morale che non gli ha permesso di scendere a certi compromessi, che tanto lo sanno tutti che per arrivare a certi livelli la devi dare a qualcuno.
Il corista medio si lamenta sempre delle truccatrici e delle sarte, ma non lo fa mai in loro presenza. E' un esperto dei periodi storici, conosce la pronuncia di tutte le lingue del mondo pur non parlandone alcuna ed è fermamente contrario alle regie moderne, che si sa che il pubblico non le apprezza. Il corista medio poi sa che tutti i registi sono degli imbecilli e non li ascolta quando parlano. Al corista medio basta sapere da dove deve entrare e dove si deve piazzare, quanto dura la recita e se ci spetta la mensa. Sapere anche di che opera si tratti è secondario.
Il corista medio si dirige da solo, e non c'è verso di fargli capire che, nonostante i suoi tempi e le sue dinamiche musicali siano di gran lunga più raffinate di quelle del Maestro Direttore, purtroppo non sono quelle che vanno eseguite.
Il corista medio si caratterizza anche per un'elevata quantità di importanti impegni solistici. Non di rado le recensioni delle sue performance, firmate da eminenti critici musicali, vengono pubblicate su giornali di nicchia, quali L'eco della Val di Susa o La Gazzetta di Pinerolo. Il corista medio ancora aggiunto saprà rallgrarsi di questi strabilianti successi e coglierli con il dovuto ossequio. Sono queste, infatti, per il corista medio, le vere soddisfazioni artistiche.
In trasferta il corista medio si lamenta sempre dell'albergo, anche quando è un cinque stelle con sauna e bagno turco in camera. Se il viaggio è in pulman chiederà di far spegnere l'aria condizionata perchè si sa che fa male alla voce. In aereo se ne lamenterà soltanto. Va da sè che eventuali problemi di intonazione saranno da imputare alle condizioni di viaggio. Se poi la trasferta è in un paese straniero, il corista medio sentirà presto l'astinenza da pastasciutta. Non è raro, infatti, trovare tavolate di coristi medi che intonano inni alla patria nelle pizzerie intorno all'albergo.
Intendiamoci, in ognuno di noi c'è un'ombra di "medietà". Essere anche tenori è solo questione di sfortuna.
venerdì 30 maggio 2008
mi piace, anzi no.
di stare qui a londra mi piace svegliarmi la mattina e fare colazione con le fette di pane tostate. al borough market si trovano tanti tipi di pane che tostati sono fantastici. e poi mi piacciono le tazze, in ogni casa ce n'è una collezione. e mi piace andare al pub il venerdì quando luca finisce di lavorare, e andare in giro con lui nel week end che mi porta sempre in qualche bel posto, e anche se a volte non è che sia un posto particolarmete bello mi piace lo stesso. io lo capisco cos'è che piace e affascina di londra quelli che la amano e ci vogliono stare a vivere, lo capisco. però quella vertigine lì a me mette tristezza. ieri ho fatto una lunga passeggiata lungo il fiume mentre aspettavo che si facesse l'una per andare a mangiare qualcosa con mio marito. era anche una bella giornata, all'inizio. poi è diventato tutto grigio. ora, non è che a me l'italia, il sole e il mandolino mi facciano poi tutta 'sta nostalgia e la pioggia che schifo. però mi sono seduta su una panchina e guardavo quest'acqua grigia scorrere sotto questi ponti pieni di gente che ci camminava sopra, e gente ovunque, gente sempre, gente che mangia in continuazione, e l'odore di ogni sorta di cibo che si mescola all'odore dell'umidità, insomma mi sono seduta lì e mi sono sentita tanto stanca.
mercoledì 28 maggio 2008
Per dovere di cronaca
La nuova casa sembra uscita direttamente da un film di Ken Loach. Si tratta di una ex council house, di fronte ala stazione della metropolitana di Southwark. E' meglio, sotto certi aspetti dell'altra casa. Almeno è pulita. Certo per tre persone è piuttosto piccola, e c'è un solo bagno in comune. La zona è carina, proprio dietro alla Tate Modern. Però a me Londra come città per viverci continua a non piacere. Per niente.
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giovedì 3 aprile 2008
pst pst, signore maschere...
è vero, il costume è pesante e tiene un caldo che si muore.
è vero, la maschera è fastidiosa da tenere addosso, non ci si vede e si inciampa, che già è difficile muoversi col costume che lo abbiamo già detto è pesante e fa morire di caldo, figurarsi con in più la maschera.
è vero, gli attrezzisti il più delle volte si "dimenticano" di mettere la gomma sotto la maschera, e poi di toglierla perchè era meglio prima e poi di mettere invece della gomma del cotone per vedere se magari dà meno fastidio e sembra proprio che ce l'abbiano con noi e che ci facciano i dispetti.
è vero, siamo relegati laggiù in fondo, mascherati e incappucciati che nessuno ci vede e forse neanche ci sente, che davanti ci sono i solisti che cantano pure male e però se la tirano un sacco.
è vero, il maestro poteva anche darci un attacco più preciso, se voleva che attaccassimo, ma poi chi lo vede il maestro che il regista ci ha messo le comparse davanti insieme ai solisti e noi abbiamo un muro di fronte, e sì, lo abbiamo visto il suggeritore che si agitava fuori dalla buca quasi con tutto il busto e gli occhi di fuori e si capiva anche che nella sua mente ci stava insultando, ma che colpa ne abbiamo noi se questa Lucrezia fa una cadenza diversa da quella dell'altra, che noi abbiamo già i nostri problemi con il costume e la maschera, mica possiamo preoccuparci anche degli attacchi!
ma provare a cambiare mestiere?
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