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lunedì 26 maggio 2008

Madame Bovary - settima puntata.

Leggetevelo!
Perchè io stamattina sono andata in facoltà per assistere alle interrogazioni, e lì, su due piedi, ho deciso di tentare l'esame, pur non avendo studiato praticamente una mazza. Il fatto è che neanche tra 15 giorni sarei stata prepararata, e così tanto valeva. Mi sono fatta interrogare. Non avevo i libri con me e l'insegnante si è un po' incazzata perchè i libri bisogna portarli agli esami, ma io quando sono uscita di casa stamattina non pensavo di andare a dare un'esame e mica potevo dirle: guardi, ci sto provando! Mi ha fatto tutta una ramanzina e poi mi ha interrogato. Un'interrogazione penosa, da balbuziente, ma alla fine ho spuntato un 28, e allora chissenefrega di Madame Bovary! Mi resta un'esame, anzi, un mezzo esame, l'esame di lettorato di francese 3 e poi HO FINITO!!!
Stamattina non ero tanto contenta, perchè davvero mi bastava studiare un pochino per prendere 30, e poi anche perchè mi ha dato 28, ma mica lo meritavo davvero. Però questo è un brutto periodo, perciò va bene così lo stesso. Adesso mi sto rendendo conto che ho praticamente finito gli esami e sento un'insolita leggerezza salirmi nell'anima! Non vedo l'ora di dedicarmi alla tesi, alla palestra, allo shopping, al blog della marchesa, alla dieta e soprattutto ai progetti per il futuro.

martedì 20 maggio 2008

Madame Bovary - sesta puntata.

Succede che a Yonville fanno i Comizi agricoli. In pratica la fiera del bestiame. E' un avvenimento, anche se non propriamente una cosa elegante. Arrivano a Yonville da tutta la campagna e tutti quei contadini e bovari si sentono come al centro dell'universo. Madame Bovary ci va con Rodolphe. Rodolphe era un nobile che aveva da poco comprato la Huchette, una proprietà vicino a Yonville, e che una volta era capitato a casa del dottor Bovary per far fare un salasso a un suo contadino. Emma lo aveva visto arrivare dalla finestra, che ormai lo sappiamo che stava sempre lì, e lo aveva subito notato perchè era un bell'uomo e anche molto elegante, insomma che si vedeva che non era un bovaro. Anche lui la nota subito, appena mette piede in casa del medico, e siccome è un marpione da niente decide che se la vuol fare. Ci pensa che poi una così, che lui ha capitto subito com'è la Emma, sarebbe stato difficile levarsela di torno, però è stufo della sua amante, un'attricetta di quart'ordine e ha voglia di cambiare un po'. Così trova il modo di accompagnarla ai Comizi, e lei è tutta contenta di andare in giro con lui, che sa raccontarglela su per bene, è ben vestito e non è come tutti quei mediocri che ha sempre intorno. Infatti lui le dice che soffre (e le fa capire che soffre perchè la ama...). Sospira al momento giusto, la guarda come rapito in estasi quando sa che lei se ne accorge e poi fa finta di niente, insomma se la fa su come vuole. Lei è un'ingenua che si beve tutto, crede a tutto, è terribilmente lusingata dalle sue attenzioni così galanti. Dopo i Comizi lui non si fa vedere per un bel po'. Lo sa che lei così sarebbe impazzita dal desiderio di rivederlo. E infatti quando si ripresenta lei impallidisce e le mancano le gambe. Lui la chiama per nome: "Emma", e le dice di essere stato male, e che quel dolore che aveva provato era causato dal pensiero di lei che era di un altro. Proprio mentre se la sta lavorando in questo modo rientra Charles che naturalmente non si accorge di niente, e anzi, siccome è terribilmente preoccupato perchè Emma aveva ricominciato con le sue crisi, in cerca di comprensione e consiglio confida a Rodolphe che Emma non stava tanto bene. "Le farebbe bene andare a cavallo!" gli dice Rodolphe, e lui pensa di essere proprio uno stupido a non averci pensato e dice alla Emma che insomma, ha ragione il signor Rodolphe, andare a cavallo la distrarrebbe. Lei si ritrae, che ha già capito come va a finire. No, dice, non abbiamo un cavallo. "Ve ne dò uno dei miei" dice Rodolphe. No, dice lei, è una cosa sconveniente. "Me ne infischio" dice Charles, "se può farti star meglio". E poi non ho un completo da amazzone, dice lei. "Devi ordinarne uno!" le dice Charles. E così, al pensiero del completo da amazzone lei cede, e dice che va bene, andrà a passeggio a cavallo col signor Rodolphe, per far piacere a suo marito (e poi ditemi che Flaubert non è uno stronzo). Charles è così contento che dopo qualche giorno le compera un cavallo tutto suo, oltre naturalmente al completo da amazzone. E così Emma va a cavallo con Rodolphe. Lei cerca di resistergli, eh, mica che gliela dà subito. Ma poi gliela dà. E così inizia un periodo in cui si sente finalmente come una delle sue eroine, innamorata e ricambiata. Fa delle cose che neanche una dodicenne. Si scambia lettere di nascosto con Rodolphe, e si lamenta che quelle che scrive lui sono corte. Lo raggiunge alla Huchette, quando Charles va via all'alba per andare da qualche paziente, che le prime volte a lui gli viene quasi un coccolone a vedersela piombare così a casa. Insomma alla fine diventa anche un po' invadente, tanto che lui inizia a fare un po' l'indifferente, che capisce che la cosa si sta facendo un po' pesante. Lei ci rimane male, si dà della stupida, si chiede perchè non possa amare suo marito invece, e quando Homais le mette in testa che in fondo Charles potrebbe provare a operare il piede caprino del suo garzone, che è un'operazione che si può fare e che la sua riuscita lo renderebbe un medico famoso e lui ne scriverebbe addirittura un articolo sul giornale allora lei pensa che in fondo se non fosse così mediocre, se fosse un medico famoso magari lei potrebbe anche amarlo. Così insiste, e convince Charles a fare quest'operazione. Solo che Charles è davvero un incapace, e l'operazione è davvero una cosa molto azzardata, e infatti alla fine al garzone devono chiamare un medico per amputargli la gamba e invece di gloria ed or a Charles gli va ancora bene che non lo radiano dall'albo. La sera dell'amputazione Charles cammina su e giù nel suo salotto, che è un po' nervoso, che Hyppolite potrebbe anche morire e la colpa sarebbe sua. Lei gli sibila: "Siediti! Mi dai fastidio!", e lui si siede. Così lei riprende a vedersi con Rodolphe con ancora più ardore.

Madame Bovary - quinta puntata.

Yonville-l'Abbaye è un po' più grande di Tostes ma, diciamolo subito, non è una metropoli. C'è la locanda del Lion d'or, la farmacia di Homais, la chiesa, il cimitero...fine. L'arrivo dei Bovary è un avvenimento, tanto per dire. Emma si trova subito in sintonia con Léon, un giovanotto biondo, praticante dal notaio. E' l'unico che ha un po' di sentimento, di romanticismo, che anche se il Romanticismo è finito nel '48, a una signora certe cose piacciono ancora. Léon le legge le poesie, ama la musica, insomma, sembra un po' diverso dagli altri. Intanto la gravidanza arriva al termine, ma siccome Emma non poteva avere una culla a barchetta e le cuffiette ricamate come voleva lei si disinteressò di tutti i preparativi. Sperava di avere un maschio, che i maschi possono viaggiare, almeno. Quando le dicono che ha partorito una femmina sviene. Come nome alla fine sceglie Berthe, perchè era un nome che aveva sentito pronunciare al ballo. Charles avrebbe voluto chiamarla col nome di sua mamma, ma pazienza, anche Berthe va benissimo. Poi mettono la bambina a balia. Ogni tanto Emma va a trovarla. Ogni tanto...ci va una volta, e mentre ci va incontra per caso Léon, che la accompagna.
In breve si instaura anche a Yonville una routine mediocre e noiosa. L'unica cosa è che mentre gli altri giocano a carte lei si fa leggere le poesie da Léon, e poi si scambia i libri con lui. Ma non pensate male, chè Emma è una signora per bene, e Léon è un po' un piciu, che se ne è innamorato e non trova il coraggio di dirle niente. Lei sognava di fuggire con lui, e lui la vedeva irraggiungibile e virtuosa. La depressione non è che vada meglio, anzi. Soprattutto con questo stupido di Lèon che non osa dirle niente. La servetta le chiede perchè non parla a suo marito delle sue crisi di pianto, e poi le dice che le sembra la Guérine, una che era sempre tanto triste e disperata, poi si era sposata e le era passato tutto. "A me invece è cominciato", le risponde Emma. Prova ad andare dal parrocco, ricordandosi dei tempi del convento, sperando di avere un po' di conforto per la sua anima in pena. Gli dice che soffre e lui si stupisce che il marito, che è medico, non le prescriva una cura per le sue sofferenze. Lei ci prova a dirgli che sono sofferenze dell'anima, ma quando accenna uno svenimento e lui, preoccupato, dice che probabilmente si tratta della digestione, bè, allora ci rinuncia. Aveva anche fatto tornare la bambina a casa, per vedere se magari occupandosi di lei la sua sofferenza diminuiva. Niente da fare. Una bambina così brutta e insulsa non l'aveva mai vista. Il povero Charles non sa più cosa fare per tirar su il morale alla moglie, e va persino a chiedere a Léon, che va spesso a Rouen, delle informazioni circa il prezzo di un bel dagherrotipo, che pensa che chissà come sarebbe stata contenta la Emma ad avere un ritratto di suo marito in marsina! Diciamolo, Flaubert doveva essere pure un pochino stronzo, eh.
Anche Lèon dal canto suo si struggeva per quel suo amore incoffessato, per la monotonia della vita a Yonville, che per lui che era giovane e bello era un vero supplizio e così decide che insomma, perchè non trasferirsi a Parigi? Aveva anche la scusa degli studi, che se voleva far carriera doveva pur darsi una mossa. Così parte, e Emma si deprime ancor di più. Logico che poi incominci a comprarsi qualche bel vestito nuovo, un inginocchiatoio gotico e a cambiare spesso pettinatura. Vuole imparare l'italiano, si compra una grammatica e dei fogli, inizia dei libri di filosofia che poi pianta a metà, inizia dei ricami e poi li smette, sta alzata di notte, dorme tutto il giorno. Le vengono dei piccoli collassi e una volta addirittura sputa sangue, che Charles si preoccupa parecchio e lei lo tratta così male che lui si va a rannicchiare nella sua poltrona e si mette a piangere senza farsi vedere.

lunedì 19 maggio 2008

Madame Bovary - quarta puntata

La prima parte (chè Madame Bovary è un romanzo diviso in tre parti, e non a caso) si conclude col trasloco dei Bovary a Yonville. Il fatto è che Emma è sempre più depressa. Il ricordo del ballo sbiadisce e hai voglia a comprati una piantina di Parigi e a far finta di andare in giro per i boulevard passandoci sopra col dito. Per quanto tu chiuda gli occhi e veda le fiammelle dei lampioni a gas con la tua fantasia, non è mica la stessa cosa che andarci o viverci! Si era anche abbonata a una rivista femminile e leggeva un sacco di libri (Balzac e George Sand, quella di "Elle et lui", per capirci). Leggeva anche a tavola e voltava le pagine del libro mentre Charles, mangiando, le parlava. Proprio così.
Viveva in un mondo tutto suo, e non a caso è stata paragonata a un Don Chisciotte al femminile. Il mondo reale, la mediocrità che aveva attorno le sembravano uno sbaglio. Leggeva di Parigi, del mondo delle ambasciate, delle duchesse e quando sollevava lo sguardo si trovava davanti un marito che la sera strigliava lui stesso il cavallo e che portava in tasca un coltello come un contadino. Lei aveva provato a istruire la nuova servetta in modo che fosse un po' più raffinata, per far finta di avere la cameriera personale, però più di tanto non è che si poteva pretendere. Intanto Charles andava su e giù per la campagna a curare la gente. Per un po' lei aveva anche provato ad essere una moglie amorevole, si occupava della casa, inventava nomi esotici per i piatti semplicissimi che la servetta cucinava, si era anche comprata dei ciondoli perchè sapeva che erano alla moda. Poi un giorno Charles le raccontò che un collega con cui si era trovato a consulto al letto di un paziente lo aveva umiliato per la sua incapacità. E' lì che lei proprio non ci vede più. Si inalbera contro quel collega, che Charles crede che sia per amore verso di lui, invece è proprio che non lo tollera più, non tollera più la sua mediocrità così evidente: gli deve sistemare il gilet perchè se no lui va in giro come un cretino, gli deve buttar via i guanti stinti, insomma non ne può davvero più e lui crede che queste attenzioni siano gesti di affetto! Si sente soffocare, e l'invito al ballo non arriva più. Arriva invece la suocera, che per prima cosa le butta via tutti i libri, che le fanno venire i grilli in testa (e qui, non vorrei dire, ma il riferimento a Don Chisciotte è lampante). Stava sempre peggio e i sintomi della bipolarità c'erano tutti, infatti alternava momenti di esaltazione a momenti di depressione assoluta, ma Freud aveva solo un anno quando è stato pubblicato il romanzo e hai voglia prima di scoprire lo zoloft. Siccome si lamentava sempre di Tostes, Charles, povero diavolo, pensò che magari se si trasferivano in un'altro paese, un po' più grande e vivace le cose sarebbero andate meglio. A lui dispiaceva lasciare Tostes, che poi oltretutto si stava facendo un po' di clientela, dopo quattro anni. Ma se Emma stava male e andare via poteva farla stare meglio lui di certo sceglieva la felicità di Emma. E così decisero di trasferirsi a Yonville, che il medico che c'era se n'era giusto andato via.
Quando partono, Emma è incinta.

domenica 18 maggio 2008

Madame Bovary - terza puntata. Il ballo.

Il ballo alla Vaubyessard è l’unica vera botta di vita che capita a Emma. E’ una di quelle cose che ti rimangono impresse per tutta la vita nei minimi particolari per la loro straordinarietà. La scalinata, il pavimento di marmo, la sala da biliardo, il salone, i quadri degli antenati, la cena coi piatti raffinati, l’aria calda e profumata di fiori, i cristalli, lo champagne e le altre signore. Lei non sfigura, si sa comportare, eh. E’ lui che la mette un po’ in imbarazzo, con quei pantaloni un po’ stretti sulla pancia. Glielo dice chiaro e tondo: ballare? hai perso la testa? saresti ridicolo! stai al tuo posto, del resto è più dignitoso per un medico. Testuali parole. E lui che di essere ridicolo lo sapeva già, che il professore glielo aveva fatto scrivere 20 volte il primo giorno di scuola pensa che tutto sommato ha ragione lei e si mette in un angolo. Lei invece ha un bel vestito, e poi è bella, raffinata. Appena sente la musica si metterebbe a correre per raggiungere il salone ma non lo fa, che lo sa che farebbe una brutta figura. Si siede su un divanetto e aspetta. Aspetta che qualcuno la faccia ballare e intanto guarda tutta quella gente, quei ricchi, quei nobili, quei ventagli, quei guanti bianchi. Guarda e ascolta: discorsi sull’Italia e discorsi su cose che lei non capiva. Lei è capace di ballare, ha avuto una buona educazione, lei. Le sembrava di essere un’altra persona, non poteva mica essere lei che scremava le ciotole di latte alla vaccheria di suo padre! E poi vede persino uno scambio di bigliettini, un amore clandestino… Alle tre del mattino inizia il valzer, e lei non lo sa ballare. Il valzer! Il visconte la fa ballare lo stesso e lei sente il turbinio della danza, il volteggiare vorticoso, le gira la testa, l’appoggia al petto del suo cavaliere. Poi si siede. Charles invece è stato cinque ore in piedi a guardare i signori giocare a carte, senza capirci niente del gioco, ha i piedi che gli fanno male e muore di sonno, che quando si ritirano nella loro stanza si toglie subito gli stivali e si mette a russare. Emma invece si affaccia alla finestra, con ancora la musica nelle orecchie, l’adrenalina nel sangue. Non avrebbe voluto che arrivasse il mattino, non avrebbe voluto abbandonare quell’illusione. Invece il mattino viene, e loro devono tornare a casa. Così fanno colazione e ripartono, su quel loro boc ridicolo. Charles trova un portasigari orlato di seta verde con un blasone al centro ed è tutto contento che ci sono anche due sigari dentro che così se ne potrà fumare uno la sera, dopocena, a casa.
Lui, fumare! Emma guarda le ruote che girano e le viene tanta tristezza. Arrivano a casa e quella servaccia vecchia, incapace e anche maleducata che hanno non ha nemmeno preparato la cena. Logico che Emma si incazzi e la licenzi. E’ o non è la padrona? Dopo cena Charles si mette davvero a fumarsi il sigaro, ma in che modo? Dio, nemmeno di fumare un sigaro è capace! E’ lì che Emma gli prende il portasigari e lo nasconde in fondo all’armadio. Poi il giorno dopo mette via il suo bel vestito e inizia a vivere del ricordo di quel ballo e a sperare di essere invitata ancora l’anno dopo. Invece niente.

sabato 17 maggio 2008

Madame Bovary - seconda puntata.

Emma è una che è stata educata dalle suore e che in convento leggeva di nascosto i romanzi pieni di amori, di amanti, di dame perseguitate, di chiari di luna, che poi logico che si monta la testa. Una sognatrice, una che passa la maggior parte del suo tempo alla finestra a guardar fuori e a immaginarsi una vita diversa. Una depressa cronica, anche. Come vada tra lei e suo padre quando lui le chiede se le sta bene di sposare Charles Bovary non lo sappiamo. Sappiamo che acconsente perché suo padre era d’accordo che se diceva di sì avrebbe spalancato le persiane così che Charles da lontano potesse sapere com’era andata, e le persiane le spalanca. Si sposa perché crede che il nervosismo che le procurano le visite di Charles sia l’amore che leggeva sui libri, e che l’ansietà di provare un nuovo stato della vita, cioè quello di donna sposata, sia la passione che provavano le sue eroine dei romanzi romantici. E così si ritrova a vivere in un paesino di campagna, a sognare invano una luna di miele in paesi esotici e un marito in giacca di velluto nero. Invece Charles ”non sapeva nuotare, non sapeva tirare di scherma né usare la pistola e nemmeno spiegarle un termine d’equitazione in cui si era imbattuta in un romanzo”. Ma chi cazzo si era sposata? Uno che non sapeva niente e non sperava niente, che stava lì a guardarla estasiato mentre lei dipingeva o suonava il piano che le faceva solo venire il nervoso e infatti dopo un po’ smette di disegnare e di suonare e rimane lì ore e ore a guardare fuori dalla finestra. Lei sognava l’assoluto, l’ideale e si ritrovava nel letto uno che si metteva il berretto da notte di cotone e che andava in giro con certe scarpe da poveraccio, si ritrovava a vivere a Tostes, in una casa dove dalla cucina sentiva i pazienti scatarrare nello studio del marito mentre l’odore del minestrone si spargeva per tutta la casa: non era esattamente quello che sognava. Anche la suocera poi non scherza: trova da ridire su tutto. Trova che Emma si crede di essere una marchesa, da quanta legna fa bruciare per scaldare la casa, e quante candele e quanto zucchero usa e ogni giorno glielo sbatte in faccia che lei NON è una marchesa. Una sola cosa le capita di bello, grazie al suo matrimonio, ed è quella di essere invitata al ballo dei Vaubyessard, che li invitano perché Charles ha curato il padrone del castello. Puoi capire, un vero ballo in un vero castello da dei veri nobili! Lei non sfigura, anzi, sa anche come comportarsi. Anche Charles è contento. Lei è davvero felice e Charles è contento della sua felicità, anche se poi quando lui le dice qualcosa a proposito del ballare lei lo secca subito: “Tu, ballare? Non scherziamo!”, e infatti lui non ballerà, starà lì a guardare sua moglie ballare con altri, ma senza arrabbiarsi, anzi, pensando persino che abbia ragione lei. A lei piacerebbe una vita così: i balli, il teatro, magari Parigi… Però poi ritornano nella loro casa mediocre, alla loro vita mediocre, e lei tanto per cambiare si mette a guardare fuori dalla finestra il giardino, con la statua del curato che ha già cominciato a perdere i pezzi, lei chiusa nella mediocrità di essere la moglie di un medico sfigato e incapace, uno senza ambizioni, che fa rumore mentre mangia, che la adora perché non la capisce, o forse proprio perché è così distante. Come non cadere nella depressione, quando sai che la tua vita sarà quella e basta, che ogni sera ti metterai a tavola per cenare con uno che ti racconta dei catarri dei suoi pazienti mentre si pulisce i denti con la lingua, quando capisci che non ti inviteranno mai più al ballo annuale alla Vaubyessard, dopo che hai passato tutto l’anno ad aspettare l’invito, e quando ormai anche il ricordo di quel ballo al quale hai pensato per tutto l’anno, unico pensiero che ha dato un senso alle tue giornate, svanisce irrimediabilmente che per poter credere che fosse vero e non solo una tua fantasia devi andare a toccare il portasigari che Charles aveva trovato per terra e che credeva, povero scemo, di potersi tenere lui?

venerdì 16 maggio 2008

Madame Bovary - prima puntata (in fondo si tratta pur sempre di un feuilleton!)

Madame Bovary inizia che di Madame Bovary non c’è neanche l’ombra. All'inizio c'è solo Charles. Un vero sfigato, un povero diavolo che già il primo giorno di scuola il professore gli fa scrivere 20 volte “ridiculus sum”, così, per fargli capire. La professione gliela sceglie sua madre e lui per riuscire a diventare medico si deve imparare a memoria le risposte alle domande dell’esame tanto è portato, e anche la moglie, almeno la prima, gliela sceglie sua madre, in base al conto in banca naturalmente, che poi se ha i piedi ghiacciati quando entra nel letto non è una cosa che conta. Charles è contento di sposarsi, crede che così sarà un po’ più libero e potrà disporre del suo denaro come vuole lui. Bè, si sbaglia, perché se prima comandava sua mamma adesso logico che comanda sua moglie. Poi una sera lo chiamano per andare da M. Rouault che si è rotto una gamba e gli serve un medico e lui quando arriva pensa che culo che la frattura è una frattura semplice, che se no lui mica sapeva bene come fare per rimetterla a posto. E’ lì che vede Emma. Cioè, vede un vestito blu, dentro il quale c’è lei, la protagonista del romanzo: un vestito blu. E' attraverso lo sguardo di Charles che la conosciamo, che il realismo per Flaubert vuol mica dire di raccontare per filo e per segno tutti i particolari come se l'autore fosse Dio e basta, e sapesse tutto, anche il tipo di calce che si utilizza per tirar su una deteminata casa, come Balzac. Il realismo per Flaubert vuol dire che ognuno vede le cose in un certo modo e infatti di Emma vediamo quello che vede Charles: vediamo che si succhia il dito che si è punta con l’ago, vediamo le gocce di sudore sulla schiena nuda, e insomma, Charles rimane colpito da quello. Non capisce che lo scatto di paura del suo cavallo che quasi lo disarciona appena arrivato dai Bertaux era un avvertimento. Lui vede un vestito blu, una ragazza caruccia che si succhia il sangue dal dito che si è punta con l'ago e che ha delle gocce di sudore sulla schiena nuda e allora inizia ad andarci spesso a vedere come va la gamba del papà di Emma, e quei giorni lì in cui esce per andarci è tutto contento, tanto che sua moglie un po’ si insospettisce e gli fa le scenate di gelosia. Però una volta che gli hanno anche pagato la parcella non ha più scuse per andarci e pazienza. Non che non ci pensi più, alla Emma, però si limita a pensarci e basta. Flaubert deve fargli morire la moglie per permettergli di poter tornare a frequentare Emma, che se no il romanzo poteva finire lì e allora non si sarebbe mica intitolato Madame Bovary, oppure finiva che l'adultero era lui, e non lei, e allora che scandalo era? Così lui riprende ad andare dai Bertaux, e alla fine chiede in moglie il vestito blu. Ce ne mette, eh, e anzi quasi quasi è il papà di Emma che gliela butta fra le braccia, che insomma era anche ora che sta figlia si sposasse e si togliesse dalle palle! Però lui ne è innamorato davvero. Mica gli sembra vero di poter sposare una così. Così bella, così raffinata, così incomprensibile per lui. Ne è proprio innamorato. Ecco, lui non chiede altro dalla vita: una moglie così che lo aspetta a casa, un bell'ornamento per la sua mediocrità di cui non è nemmeno consapevole, che se ne fosse stato consapevole mica faceva una cerimonia di matrimonio così dozzinale, così campagnola, così rozza, coi vestiti della festa che sanno di naftalina e i piedi gonfi di gente che non è abituata camminare con le scarpe eleganti. Che poi non è tanto il fatto della festa di matrimonio che sa di campagna, ma del fatto di credersi di aver fatto un matrimonio in pompa magna.

lunedì 7 aprile 2008

Eppure,

a me Charles Bovary fa tenerezza.