Madame Bovary inizia che di Madame Bovary non c’è neanche l’ombra. All'inizio c'è solo Charles. Un vero sfigato, un povero diavolo che già il primo giorno di scuola il professore gli fa scrivere 20 volte “ridiculus sum”, così, per fargli capire. La professione gliela sceglie sua madre e lui per riuscire a diventare medico si deve imparare a memoria le risposte alle domande dell’esame tanto è portato, e anche la moglie, almeno la prima, gliela sceglie sua madre, in base al conto in banca naturalmente, che poi se ha i piedi ghiacciati quando entra nel letto non è una cosa che conta. Charles è contento di sposarsi, crede che così sarà un po’ più libero e potrà disporre del suo denaro come vuole lui. Bè, si sbaglia, perché se prima comandava sua mamma adesso logico che comanda sua moglie. Poi una sera lo chiamano per andare da M. Rouault che si è rotto una gamba e gli serve un medico e lui quando arriva pensa che culo che la frattura è una frattura semplice, che se no lui mica sapeva bene come fare per rimetterla a posto. E’ lì che vede Emma. Cioè, vede un vestito blu, dentro il quale c’è lei, la protagonista del romanzo: un vestito blu. E' attraverso lo sguardo di Charles che la conosciamo, che il realismo per Flaubert vuol mica dire di raccontare per filo e per segno tutti i particolari come se l'autore fosse Dio e basta, e sapesse tutto, anche il tipo di calce che si utilizza per tirar su una deteminata casa, come Balzac. Il realismo per Flaubert vuol dire che ognuno vede le cose in un certo modo e infatti di Emma vediamo quello che vede Charles: vediamo che si succhia il dito che si è punta con l’ago, vediamo le gocce di sudore sulla schiena nuda, e insomma, Charles rimane colpito da quello. Non capisce che lo scatto di paura del suo cavallo che quasi lo disarciona appena arrivato dai Bertaux era un avvertimento. Lui vede un vestito blu, una ragazza caruccia che si succhia il sangue dal dito che si è punta con l'ago e che ha delle gocce di sudore sulla schiena nuda e allora inizia ad andarci spesso a vedere come va la gamba del papà di Emma, e quei giorni lì in cui esce per andarci è tutto contento, tanto che sua moglie un po’ si insospettisce e gli fa le scenate di gelosia. Però una volta che gli hanno anche pagato la parcella non ha più scuse per andarci e pazienza. Non che non ci pensi più, alla Emma, però si limita a pensarci e basta. Flaubert deve fargli morire la moglie per permettergli di poter tornare a frequentare Emma, che se no il romanzo poteva finire lì e allora non si sarebbe mica intitolato Madame Bovary, oppure finiva che l'adultero era lui, e non lei, e allora che scandalo era? Così lui riprende ad andare dai Bertaux, e alla fine chiede in moglie il vestito blu. Ce ne mette, eh, e anzi quasi quasi è il papà di Emma che gliela butta fra le braccia, che insomma era anche ora che sta figlia si sposasse e si togliesse dalle palle! Però lui ne è innamorato davvero. Mica gli sembra vero di poter sposare una così. Così bella, così raffinata, così incomprensibile per lui. Ne è proprio innamorato. Ecco, lui non chiede altro dalla vita: una moglie così che lo aspetta a casa, un bell'ornamento per la sua mediocrità di cui non è nemmeno consapevole, che se ne fosse stato consapevole mica faceva una cerimonia di matrimonio così dozzinale, così campagnola, così rozza, coi vestiti della festa che sanno di naftalina e i piedi gonfi di gente che non è abituata camminare con le scarpe eleganti. Che poi non è tanto il fatto della festa di matrimonio che sa di campagna, ma del fatto di credersi di aver fatto un matrimonio in pompa magna.