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martedì 9 dicembre 2008

Les filles blanches

certo che belle siamo belle...

venerdì 28 novembre 2008

Assieds-toi près de nous

Thaïs è una cortigiana che sta lì e fa la sua vita da cortigiana finchè non arriva un cenobita del cavolo che si mette in testa di redimerla e ci riesce pure. Allora succede che lei per purificarsi dei suoi peccati inizia a fare le penitenze finchè a un certo punto a forza di penitenze arriva in punto di morte. E lì c'è questa frase che dice una delle suore, che a me proprio mi sta sul cazzo parecchio assai. Dice: "Thaïs sta morendo, il suo corpo è distrutto dalla penitenza ma i suoi peccati sono cancellati". Ora io dico, ma vi sembra buon senso?

mercoledì 12 novembre 2008

Firmate!

Qui potete firmare una petizione on line per chiedere al ministro Bondi di non distruggere l'opera lirica in Italia.

giovedì 30 ottobre 2008

martedì 7 ottobre 2008

Quello che il ministro non sa

Il ministro Bondi dice che i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche godono di privilegi ingiustificati senza garantire un'adeguata produttività.
Io lo sapevo già di essere una lavoratrice privilegiata, non ci voleva mica il ministro Bondi per dirmelo. Sono privilegiata perchè amo il mio lavoro, perchè faccio un lavoro che mi diverte, che mi dà gioia, perché lavorare mi rende felice, perché ciò che produco è arte e ne sono fiera. Sono privilegiata perché col mio lavoro do gioia agli altri, al pubblico che viene a vedere gli spettacoli, alle persone che amano la cultura e le cose belle e che pagano il biglietto per poter assistere a un'opera o a un concerto. Pagano il biglietto perché sanno che ciò che vanno a vedere ha un valore.
Intendiamoci, non è che mi sono svegliata una mattina e ho pensato: ma sì, farò la cantante, che tanto che ci vuole, sono capaci tutti,ma questo il ministro non lo sa. Ho iniziato a studiare musica in quinta elementare, eh: mentre le mie compagne giocavano in cortile io stavo lì col violino a cercare di tirar fuori dei suoni decenti. Una libera scelta, per carità. Ho studiato musica da quando ero alle elementari e forse ho acquisito una certa specializzazione (anzi, mi dicono che addirittura mi si sono sviluppate delle aree del cervello che non si sviluppano in non-musicisti, tanto per dire quanto incida su una persona lo studio della musica). E' un privilegio che questa specializzazione venga pagata? Mi pagano per fare il mio lavoro, anche questo è un bel privilegio, in effetti. Su una cosa sono d'accordo: la produttività. Ce ne lamentiamo sempre anche noi: vogliamo fare più concerti, più opere, vogliamo divertirci di più. Purtroppo chi programma le stagioni negli ultimi anni non è stato in grado di farci produrre. Ma questo il ministro pare non saperlo. Lui crede che la colpa sia nostra.
Il ministro Bondi dice che lavoro 16 ore a settimana, che sono sempre a casa in riposo compensativo, che ho un secondo lavoro e che mi pagano fino a 17 mensilità. Queste cose sono io che non le sapevo. Ora vado subito dal capo del personale a chiedere dove sono finite le mensilità in più che non ho mai percepito, perchè si vede che qualcuno se le è intascate a mia insaputa. Quanto alle ore di lavoro, che non sono 16, il ministro non sa che chi sceglie di fare questa professione deve costantemente esercitarsi per mantenere e migliorare sempre il proprio livello artistico, e che un cantante non mette mai via lo strumento, come ha detto qualcuno. Un musicista non "fa" il musicista: "è" un musicista.
Bondi dice anche che le fondazioni lirico sinfoniche spendono il 70% del loro budget in stipendi. Ora basta andare a vedere il bilancio del Teatro Regio di Torino per vedere che il costo della produzione ammonta a 49.258.658 € e il costo degli stipendi e dei salari a 16.087587 € e quindi capire che forse una delle cose che il ministro non sa fare sono i conti.
Il giornalista che lo intervista gli chiede se non pensa che 14 fondazioni lirico-sinfoniche siano troppe e lui risponde che la Scala e il Santa Cecilia hanno un ruolo e una visibilità particolari. O il giornalista ha tagliato metà della risposta o il ministro ha dei problemi a capire le domande che gli vengono poste. E sì che è un ministro e chissà quanto lo pagano! Comunque viene da pensare che la risposta fosse: sì, sono troppe, solo la Scala e il Santa Cecilia meritano di essere salvate, o qualcosa del genere. Allora vorrei chiedere al ministro: come mai i teatri sono sempre esauriti e molti spettatori si lamentano del fatto che trovare un biglietto sia un'impresa impossibile, se le fondazioni sono troppe rispetto alla richiesta di cultura che c'è in Italia? E se 14 fondazioni lirico-sinfoniche sono troppe, vogliamo parlare del numero dei ministeri che ci sono? Ma dico, è davvero necessario un ministro per la gioventù (Meloni)? E quello per la semplificazione normativa (Calderoli)? E un ministro apposta che si occupa dei rapporti col parlamento (Vito)? Ce n'è uno persino preposto all'attuazione del programma di governo (Rotondi)! Ma a questo punto il ministro mi potrebbe dire: che c'entrano i ministeri inutili con le fondazioni lirico-sinfoniche e io dovrei convenire con lui che, in effetti, non c'entrano niente, ma si parlava di sprechi e mi è venuto in mente. Allora per essere pertinente direi al ministro che lui forse non lo sa che l'opera è nata in Italia nel 1500, e che 14 fondazioni lirico-sinfoniche in Italia forse son persin poche.
Una cosa che il ministro evidentemente non sa è che le fondazioni lirico-sinfoniche sono una risorsa, una ricchezza. Sarebbe come chiedere a qualcuno che ha 14 Ferrari nel garage se non crede che siano troppe e se non sarebbe il caso di farne rottamare una decina. Mica in cambio di qualcosa, eh, solo così, per risparmiare spazio. Certo che se uno ha delle Ferrari e poi le usa come se fossero 500 ha anche ragione di lamentarsi che gli costano troppo. Solo che la colpa non è delle macchine, ma di chi non le sa pilotare.
C'è una cosa che invece il ministro sa bene ed è che se fai delle dichiarazioni ai giornali anche se sono false le pubblicano, e anche se sono false la gente ci crede e così chissenefrega di quei quattro sfigati di musicisti che andranno ad infoltire le fila dei disoccupati.
Per poter pensare alla cultura bisogna prima aver soddisfatto i bisogni primari, la musica mica si mangia. Ma per passare alla soddisfazione dei bisogni secondari bisognerebbe essere in un paese civile. E il ministro lo sa, che siamo in Italia.

sabato 4 ottobre 2008

qualunque cosa fai

ecco c'è quella scena in Medea, quando tiriamo le pietre, che mi fa venire in mente questa canzone.

venerdì 12 settembre 2008

La musica interiore

Ieri sera cercavo di prendere sonno e non ci riuscivo; dentro la testa continuavo a cantare: "Ah, Medeeeea!" e poi: "propiiizio si tu, propiiizio si tu, acceeetta i nostri doooni!". Poi alla fine mi sono addormentata. Quando poi mi sono svegliata ho iniziato a cantare mentalmente: "Christe, chri-i-i-ste, christe ele-e-i-son! Chri-ste! Chri-ste!". Anche mentre mi preparo la colazione o la cena mi canto sempre qualcosa nella mente, qualcosa che stiamo studiando. Oppure mentre sto scrivendo questo post, o mentre vado in bicicletta, o cammino per strada. Se poi sono sotto la doccia canto proprio ad alta voce. Cioè, non a squarciagola, intendiamoci, ma con la voce sì. L'altro giorno stavo entrando in biblioteca e senza accorgermene ho canticchiato "Diooo del-l'amor!" e mi sono un po' vergognata perchè un conto è cantarselo nella mente, un conto è canticchiarlo anche molto piano in un luogo pubblico! Ho sentito fisicamente che la ragazza che c'era lì a fumare una sigaretta davanti alla porta ha pensato che ero una vecchia stordita fuori di testa.
Non che lo trovi strano, questo fenomeno, perchè è logico che quando non fai che sentire e ripetere dei pezzi per 4 o 5 ore al giorno poi anche quando non li stai studiando te li ripeti in continuazione senza che il libero arbitrio possa decidere nè cosa nè se. E' un po' come se ci fosse un ipod un po' sballato nel cervello che ripete sempre le stesse frasi. Deve essere una cosa che capita a tutti i musicisti, e forse capita anche a chi non fa il musicista. Però a volte mi sembra che questa musica interiore mi impedisca di pensare. Il che forse non è neanche un male. E' come se mi tenesse sospesa in un'altra dimensione. Forse è per questo che sembra sempre che sono sulla luna.

venerdì 8 agosto 2008

Il mestiere di correre

Alla Tate fino a metà novembre si può essere pagati 9.35 sterline all'ora per correre. Ci sto seriamente pensando. Non per la cifra, che in realtà poi uno guadagna grosso modo 20 sterline al giorno. Infatti bisogna correre per una galleria lunga circa 86 metri ogni due minuti, dandosi il cambio con altri corridori (mi piace questa parola, è così d'antan), e bisogna riuscire a correrli in meno di 15 secondi. Il tutto per 4 mezze ore durante il giorno, con delle pause in mezzo. Ci si tiene anche in forma.
Io non lo so se sono capace di correre 86 metri in 15 secondi. Non so quanto siano 86 metri e ho una vaga idea di quanto durino 15 secondi. Magari quando torno a casa mi alleno, e poi mi propongo per una settimana o due a ottobre. Magari perdo quei 5 chili...
E' un lavoro di Martin Creed (Work No.850). Se sia arte o meno non lo so. Forse anch'io preferisco i pre-raffaelliti.

giovedì 17 luglio 2008

Anche le tre recite di Bohème sono andate.
E il chilo che avevo perso l'ho ritrovato... :(((

venerdì 11 luglio 2008

Tra realtà e finzione

Sul palcoscenico di Bohème, si sa, fiocca la neve, che Bohème è ambientata a Parigi nel periodo di Natale. Peccato che a Racconigi a metà luglio ci siano circa 30 gradi di giorno, e la sera non è che vada molto meglio. Uno almeno non si metterebbe mai un bel vestito di lana spessa che punge, con un sottogonna che pesa cinque chili, un bel mantello sempre di lana pesante e una cuffietta della stessa lana, puntata sulla parrucca. Hai voglia a convincerti che siamo a Natale. La gente se ne accorge che sudi!

lunedì 7 luglio 2008

Bon, le ultime tre recite di Edgar sono andate.
E ho anche perso un chilo, forse.

domenica 22 giugno 2008

Piccole cose

Non so, forse sono io che sono una stupida, ma oggi per esempio, all'inizio del secondo atto, quando siamo tutte spaparanzate sui divanetti rossi di quella specie di bordello che è la casa di Edgar e il pubblico ci ha applaudito quando si è aperto il sipario, io mi sono commossa.

sabato 21 giugno 2008

Il corista medio

Il corista medio è sempre al corrente di quello che fanno gli altri coristi, soprattutto nella loro vita privata. Sa tutto dei colleghi: quante volte si fanno la doccia, con chi vanno a letto al momento, con chi sono andati a letto in passato, con chi ci andranno in futuro. Se non sa qualcosa se lo inventa. E spesso finisce per crederci davvero anche lui stesso.
Il corista medio possiede la tecnica vocale perfetta, l'intonazione assoluta e un senso del ritmo, della frase, della musicalità che nemmeno Orietta Berti. Perchè non abbia fatto una sfolgorante carriera è a volte colpa della fatalità ma più spesso dell'invidia degli altri, del fatto di non aver avuto le giuste conoscenze o dell'integrità morale che non gli ha permesso di scendere a certi compromessi, che tanto lo sanno
tutti che per arrivare a certi livelli la devi dare a qualcuno.
Il corista medio si lamenta sempre delle truccatrici e delle sarte, ma non lo fa mai in loro presenza. E' un esperto dei periodi storici, conosce la pronuncia di tutte le lingue del mondo pur non parlandone alcuna ed è fermamente contrario alle regie moderne, che si sa che il pubblico non le apprezza.
Il corista medio poi sa che tutti i registi sono degli imbecilli e non li ascolta quando parlano. Al corista medio basta sapere da dove deve entrare e dove si deve piazzare, quanto dura la recita e se ci spetta la mensa. Sapere anche di che opera si tratti è secondario.
Il corista medio si dirige da solo, e non c'è verso di fargli capire che, nonostante i suoi tempi e le sue dinamiche musicali siano di gran lunga più raffinate di quelle del Maestro Direttore, purtroppo non sono quelle che vanno eseguite.
Il corista medio si caratterizza anche per un'elevata quantità di importanti impegni solistici. Non di rado le recensioni delle sue performance, firmate da eminenti critici musicali, vengono pubblicate su giornali di nicchia, quali L'eco della Val di Susa o La Gazzetta di Pinerolo. Il corista medio ancora aggiunto saprà rallgrarsi di questi strabilianti successi e coglierli con il dovuto ossequio. Sono queste, infatti, per il corista medio, le vere soddisfazioni artistiche.
In trasferta il corista medio si lamenta sempre dell'albergo, anche quando è un cinque stelle con sauna e bagno turco in camera. Se il viaggio è in pulman chiederà di far spegnere l'aria condizionata perchè si sa che fa male alla voce. In aereo se ne lamenterà soltanto. Va da sè che eventuali problemi di intonazione saranno da imputare alle condizioni di viaggio. Se poi la trasferta è in un paese straniero, il corista medio sentirà presto l'astinenza da pastasciutta. Non è raro, infatti, trovare tavolate di coristi medi che intonano inni alla patria nelle pizzerie intorno all'albergo.
Intendiamoci, in ognuno di noi c'è un'ombra di "medietà". Essere anche tenori è solo questione di sfortuna.

sabato 14 giugno 2008

Edgar

A partire da mercoledì 25 i fortunati spettatori di Torino potranno vedere l'opera di Puccini "Edgar" nella sua prima versione, quella in quattro atti andata in scena nel 1889 alla Scala, grazie al ritrovamento della partitura originale nella soffitta della nipote del compositore.
La storia è assai stramba. C'è una certa Tigrana, una cortigiana, che all'inizio del primo atto ci deride e ci scherza perchè noi siamo brava gente che va in chiesa a pregare. Noi, circa un centinaio di artisti del coro le diciamo di andare a cantare le sue canzoni sconce da un'altra parte, se proprio vuole, e non davanti alla chiesa, ma lei continua e allora noi ci arrabbiamo e , bè, sì, vogliamo linciarla, in fondo siamo la folla, no? Allora Edgar esce dal suo castello perchè sentiva dei rumori e prende le difese di Tigrana. Si arrabbia proprio tanto e dà fuoco a casa sua. Io quando mi arrabbio tanto non ci penserei mai di dar fuoco a casa mia, però lui è fatto così. E' un caratteriale. C'è anche un duello, prima della fine dell'atto, perchè pare che Tigrana sia più o meno fidanzata di Frank, e siccome quando Edgar viene fuori dal castello per difenderla arriva anche Frank i due naturalmente si affrontano. Fidelia, che dovrebbe essere la sorella di Frank se non ho capito male, è innamorata di Edgar, ma lei è una brava fanciulla. Insomma, il primo atto finisce che Edgar dà fuoco al suo castello e a noi ci viene l'intossicazione da fumo e infatti cadiamo tutti a terra tossendo che neanche una bomba tossica. Fino a ieri io cadevo tossendo insieme alla marchesa, ma poi alla marchesa si sono smagliate le calze.
Il secondo atto si svolge nel castello di Edgar, che è diventato l'amante fisso di Tigrana e anche un gran puttaniere e infatti il suo castello è pieno di bagasce e si fanno orgie in continuazione ci si ubriaca e si gioca alla roulette. Solo che a un certo punto arrivano i bersaglieri (non chiedetemi perchè proprio i bersaglieri, è un'idea registica, va accettata così com'è) e lui è così colpito da questi soldati che decide di partire soldato anche lui per andare a salvare la Fiandra.
Nel terzo atto Edgar è tornato dalla guerra ma fa finta di essere morto. Cioè, organizza proprio il suo funerale con l'aiuto di Frank, che anche lui era nell'esercito e erano diventati amici. Noi siamo tutti lì, intorno alla bara che preghiamo (trallaltro il requiem che cantiamo qui è quello che Toscanini aveva voluto eseguire ai funerali di Puccini, ed è una musica bellissima) e diciamo com'era bravo questo Edgar, che era un eroe, che è morto per salvare la patria e che perciò vivrà in eterno e tutto un sacco di cose belle quando arriva un frataccio tutto incappucciato e inizia a dire che in realtà Edgar era un pezzo di merda e un pazzo, e ci dice se non ci ricordiamo di quella volta che ha dato fuoco al suo castello e ci ha insultati tutti, di quanto fosse un porco che faceva sempre le orgie e un mucchio di altre cattiverie, e noi ci ricordiamo e in effetti ripensandoci ci vengono in mente un sacco di cose brutte fatte da questo Edgar. Solo che il frataccio che dice queste cose è Edgar stesso travestito. Insomma, lui voleva vedere se al suo funerale la gente era sinceramente addolorata o no e noi non ci facciamo una gran bella figura, tanto che Fidelia, che invece è bella e gentile per davvero e anche tanto innamorata se ne va via con suo padre perchè non può reggere a sentire il suo amato Edgar così infangato proprio nel giorno del suo funerale, quando lei crede che sia morto da eroe (e a me quando vedo questa coppia del padre con la figlia mi viene tanto in mente Liù e Timur, devo dire). Edgar travestito da frate, non abbastanza contento di vedere che in realtà lo disprezziamo, prende da parte Tigrana e le dice che se afferma davanti a tutti che verme che era Edgar lui le dà un sacco di gioielli. Lei accetta i gioielli, spala merda su Edgar dicendo che è vero che voleva tradire la patria e noi ci imbufaliamo e altro che funerale, preghiere e buoni sentimenti: ci scagliamo sulla bara per massacrare il suo cadavere. Solo che quando rovesciamo la bara per gettare ai corvi il suo cadavere di traditore la bara è vuota! Allora il frate si scopre, noi vediamo che è Edgar e ci vergognamo di quello che abbiamo fatto, che essere impulsivi è una cosa brutta.
Nel quarto atto Fidelia è uscita pazza per via che Edgar è morto e per di più è stato infangato, perchè lei è andata via prima che noi rovesciassimo la bara e non sa che invece Edgar vive e che la cerca anche, perchè ha visto che era la sola persona sincera tra tutte quelle che aveva attorno. E' uscita pazza e dice che si sposerà con Edgar, si mette il velo in testa, e noi, che siamo fanciulle amiche sue la compiangiamo, perchè anche noi non lo sappiamo che Edgar è vivo,ma proprio mentre siamo lì a compiangerla arriva Edgar insieme a Frank e subito si organizza una cerimonia di nozze all'uso antico delle Fiandre. Infatti facciamo
tutta una cosa molto folcloristica, gli uomini dicono che devono rapire la sposa, noi donne diciamo che invece noi la difenderemo e poi facciamo una battaglia coi fiori che sono proprio curiosa di vedere in assieme cosa salterà fuori, perchè già in prova di scena era tutto fuori tempo. Poi Fidelia rimane da sola in scena, che noi andiamo tutti a festeggiare, arriva Tigrana con un pugnale e la ammazza. Noi rientriamo in scena per fare festa agli sposi e scopriamo Fidelia morente, catturiamo Tigrana e la mandiamo alla mannaia, che è dall'inizio dell'opera che volevamo ammazzare qualcuno e finalmente dopo quattro ore e mezza possiamo farlo.
Questo libretto mi sembrava un po' bizzarro, con dei personaggi un po' fuori di testa, ma poi ho visto che era tratto da un racconto della raccolta "Un spectacle dans une fauteil" di Alfred de Musset, mi sono ricordata di "Elle et lui" di George Sand e ho capito tutto.
Però la musica a me piace molto. Ci sono dei concertati stupendi e dei momenti in cui il genio di Puccini c'è davvero tutto ed esce con prepotenza. A volte mi viene da pensare che tutte le opere che ha scritto poi le abbia ricavate dal materiale di questa prima opera giovanile.
Certo quattro ore sono lunghe. Ma con un po' di coraggio...

sabato 7 giugno 2008

Accomplishments

Allora:

  • l'esame l'ho dato, ma sarà difficile aver spuntato il 18. Mi sa che lo dovrò ridare a settembre, ma almeno adesso so cosa devo studiare;
  • alla palestra mi sono iscritta, e la settimana prossima inizierò a frequentarla, giuro;
  • il nuovo maestro pare essere bravo: è sorridente, ben disposto, professionalmente all'altezza, ma siccome sono una diffidente aspetto a dare un giudizio entusiastico, che poi magari mi pento;
  • ieri sono stata tre ore in biblioteca e ho ufficialmente iniziato a lavorare sulla tesi.

martedì 3 giugno 2008

Due mesi

Adesso devono passare due mesi.
Non mi piace vivere a Londra, d'accordo, ma quando arrivo in Italia mi sembra di essere nel Medioevo. Poi mi abituo, eh.
Adesso ho due mesi davanti molto intensi: cambiamo il maestro del coro e ci dovremo abituare, che chissà come sarà questo nuovo, va in scena Edgar (che è come dire due Turandot insieme) e portiamo Bohème a Racconigi, c'è il concerto di Mahler non mi ricordo dove ma in un posto un po' lontano perchè dormiamo fuori, e ci sono i concerti di Carmina Burana. Nel frattempo devo dare l'ultimo esame di lettorato di francese (due scritti, oggi e domani, ma non so se li passerò), mettermi seriamente sotto con la tesi e iscrivermi in palestra, che tra due mesi voglio essere un figurino. Poi ci saranno le vacanze.

giovedì 8 maggio 2008

che lavoro fai?

quando mi fanno questa fatidica domanda mi sento sempre un po' a disagio. perchè so già che quando rispondo "sono una cantante" dopo l'entusiasmo iniziale in cui mi chiedono "cosa canto" e se “ci fai sentire qualcosa” poi mi chiedono sempre: sì, ma DI LAVORO cosa fai? e allora provo a spiegare che canto nel coro, in un teatro d'opera, sai, la lirica, Pavarotti, e che è proprio un lavoro e che quindi ci pagano.
non so perché, ma il fatto che ci paghino per cantare riesce incomprensibile a parecchie persone....
una volta il mio dentista quando gli ho detto che ero un soprano mi ha chiesto perchè non avevo scelto di fare il tenore che secondo lui un tenore guadagnava di più di un soprano. se gli avessi detto di essere un mezzo soprano probabilmente avrebbe pensato che ero una sfigata.
il fatto del coro poi ridimensiona subito l'entusiasmo, che subito pensano al coro della chiesa. una ragazza che non aveva mai visto un pentagramma in vita sua una volta mi ha chiesto se poteva venire anche lei, che le sarebbe piaciuto tanto cantare. il fatto di dover studiare non passa neanche per l'anticamera del cervello. tutti sanno cantare, basta essere un po' intonati, cosa ci vuole? il conservatorio, il solfeggio, la tecnica vocale, gli anni di studio, le audizioni sono cose che nessuno considera. dev’essere per quello che stupisce così tanto il fatto che ci paghino pure.

venerdì 2 maggio 2008

La speranza (che delude sempre)

In Clemenza di Tito c'è una scena dove noi dobbiamo entare come un po' sopraffatti dal luogo in cui ci troviamo, come se entrassimo nel pantheon per la prima volta in vita nostra e fossimo rapiti dalla luce particolare, dalla sacralità del posto e cose così. Poi ci dobbiamo inginocchiare e dobbiamo stringere al petto o guardare con fervore religioso un'immagine di Tito, che però è un cartoncino nero che ci hanno dato i tecnici dove non c'è rappresentato proprio niente, e lì iniziamo a cantare, rivolgendoci a questo essere per noi sovrannaturale, in cui riponiamo tutte le nostre speranze. Poi arriva Tito e noi sentiamo la sua voce e ci sembra che si stia per compiere un miracolo: sentiamo la voce, guardiamo l'immagine facendo finta che sia davvero ritratta sul cartoncino nero, e pensiamo che sia un miracolo che quell'immagine che facevamo finta di guardare si stia materializzando, e così allora guardiamo lui direttamente e speriamo, crediamo per un momento che tutto si possa risolvere, che la vita abbia un senso, e cantiamo verso di lui in carne e ossa, non più all'immagine, e per quel momento crediamo davvero che tutto si risolverà, tutto nel mondo, tutto nelle nostre vite. Io sono lì, inginocchiata a terra, guardo il mio cartoncino nero, lo stringo al petto e cerco proprio di crederci che tutto si risolverà, e per un momento ci credo davvero e penso che sono fortunata a fare un lavoro dove mi pagano per avere una speranza o per far finta almeno di averla per un attimo nella vita.
Però poi quando attacca a cantare il tenore della seconda compagnia, bè , sento solo che ho le ginocchia a pezzi e non vedo l'ora di alzarmi, e ogni speranza svanisce.