domenica 18 maggio 2008

Madame Bovary - terza puntata. Il ballo.

Il ballo alla Vaubyessard è l’unica vera botta di vita che capita a Emma. E’ una di quelle cose che ti rimangono impresse per tutta la vita nei minimi particolari per la loro straordinarietà. La scalinata, il pavimento di marmo, la sala da biliardo, il salone, i quadri degli antenati, la cena coi piatti raffinati, l’aria calda e profumata di fiori, i cristalli, lo champagne e le altre signore. Lei non sfigura, si sa comportare, eh. E’ lui che la mette un po’ in imbarazzo, con quei pantaloni un po’ stretti sulla pancia. Glielo dice chiaro e tondo: ballare? hai perso la testa? saresti ridicolo! stai al tuo posto, del resto è più dignitoso per un medico. Testuali parole. E lui che di essere ridicolo lo sapeva già, che il professore glielo aveva fatto scrivere 20 volte il primo giorno di scuola pensa che tutto sommato ha ragione lei e si mette in un angolo. Lei invece ha un bel vestito, e poi è bella, raffinata. Appena sente la musica si metterebbe a correre per raggiungere il salone ma non lo fa, che lo sa che farebbe una brutta figura. Si siede su un divanetto e aspetta. Aspetta che qualcuno la faccia ballare e intanto guarda tutta quella gente, quei ricchi, quei nobili, quei ventagli, quei guanti bianchi. Guarda e ascolta: discorsi sull’Italia e discorsi su cose che lei non capiva. Lei è capace di ballare, ha avuto una buona educazione, lei. Le sembrava di essere un’altra persona, non poteva mica essere lei che scremava le ciotole di latte alla vaccheria di suo padre! E poi vede persino uno scambio di bigliettini, un amore clandestino… Alle tre del mattino inizia il valzer, e lei non lo sa ballare. Il valzer! Il visconte la fa ballare lo stesso e lei sente il turbinio della danza, il volteggiare vorticoso, le gira la testa, l’appoggia al petto del suo cavaliere. Poi si siede. Charles invece è stato cinque ore in piedi a guardare i signori giocare a carte, senza capirci niente del gioco, ha i piedi che gli fanno male e muore di sonno, che quando si ritirano nella loro stanza si toglie subito gli stivali e si mette a russare. Emma invece si affaccia alla finestra, con ancora la musica nelle orecchie, l’adrenalina nel sangue. Non avrebbe voluto che arrivasse il mattino, non avrebbe voluto abbandonare quell’illusione. Invece il mattino viene, e loro devono tornare a casa. Così fanno colazione e ripartono, su quel loro boc ridicolo. Charles trova un portasigari orlato di seta verde con un blasone al centro ed è tutto contento che ci sono anche due sigari dentro che così se ne potrà fumare uno la sera, dopocena, a casa.
Lui, fumare! Emma guarda le ruote che girano e le viene tanta tristezza. Arrivano a casa e quella servaccia vecchia, incapace e anche maleducata che hanno non ha nemmeno preparato la cena. Logico che Emma si incazzi e la licenzi. E’ o non è la padrona? Dopo cena Charles si mette davvero a fumarsi il sigaro, ma in che modo? Dio, nemmeno di fumare un sigaro è capace! E’ lì che Emma gli prende il portasigari e lo nasconde in fondo all’armadio. Poi il giorno dopo mette via il suo bel vestito e inizia a vivere del ricordo di quel ballo e a sperare di essere invitata ancora l’anno dopo. Invece niente.