martedì 20 maggio 2008

Madame Bovary - quinta puntata.

Yonville-l'Abbaye è un po' più grande di Tostes ma, diciamolo subito, non è una metropoli. C'è la locanda del Lion d'or, la farmacia di Homais, la chiesa, il cimitero...fine. L'arrivo dei Bovary è un avvenimento, tanto per dire. Emma si trova subito in sintonia con Léon, un giovanotto biondo, praticante dal notaio. E' l'unico che ha un po' di sentimento, di romanticismo, che anche se il Romanticismo è finito nel '48, a una signora certe cose piacciono ancora. Léon le legge le poesie, ama la musica, insomma, sembra un po' diverso dagli altri. Intanto la gravidanza arriva al termine, ma siccome Emma non poteva avere una culla a barchetta e le cuffiette ricamate come voleva lei si disinteressò di tutti i preparativi. Sperava di avere un maschio, che i maschi possono viaggiare, almeno. Quando le dicono che ha partorito una femmina sviene. Come nome alla fine sceglie Berthe, perchè era un nome che aveva sentito pronunciare al ballo. Charles avrebbe voluto chiamarla col nome di sua mamma, ma pazienza, anche Berthe va benissimo. Poi mettono la bambina a balia. Ogni tanto Emma va a trovarla. Ogni tanto...ci va una volta, e mentre ci va incontra per caso Léon, che la accompagna.
In breve si instaura anche a Yonville una routine mediocre e noiosa. L'unica cosa è che mentre gli altri giocano a carte lei si fa leggere le poesie da Léon, e poi si scambia i libri con lui. Ma non pensate male, chè Emma è una signora per bene, e Léon è un po' un piciu, che se ne è innamorato e non trova il coraggio di dirle niente. Lei sognava di fuggire con lui, e lui la vedeva irraggiungibile e virtuosa. La depressione non è che vada meglio, anzi. Soprattutto con questo stupido di Lèon che non osa dirle niente. La servetta le chiede perchè non parla a suo marito delle sue crisi di pianto, e poi le dice che le sembra la Guérine, una che era sempre tanto triste e disperata, poi si era sposata e le era passato tutto. "A me invece è cominciato", le risponde Emma. Prova ad andare dal parrocco, ricordandosi dei tempi del convento, sperando di avere un po' di conforto per la sua anima in pena. Gli dice che soffre e lui si stupisce che il marito, che è medico, non le prescriva una cura per le sue sofferenze. Lei ci prova a dirgli che sono sofferenze dell'anima, ma quando accenna uno svenimento e lui, preoccupato, dice che probabilmente si tratta della digestione, bè, allora ci rinuncia. Aveva anche fatto tornare la bambina a casa, per vedere se magari occupandosi di lei la sua sofferenza diminuiva. Niente da fare. Una bambina così brutta e insulsa non l'aveva mai vista. Il povero Charles non sa più cosa fare per tirar su il morale alla moglie, e va persino a chiedere a Léon, che va spesso a Rouen, delle informazioni circa il prezzo di un bel dagherrotipo, che pensa che chissà come sarebbe stata contenta la Emma ad avere un ritratto di suo marito in marsina! Diciamolo, Flaubert doveva essere pure un pochino stronzo, eh.
Anche Lèon dal canto suo si struggeva per quel suo amore incoffessato, per la monotonia della vita a Yonville, che per lui che era giovane e bello era un vero supplizio e così decide che insomma, perchè non trasferirsi a Parigi? Aveva anche la scusa degli studi, che se voleva far carriera doveva pur darsi una mossa. Così parte, e Emma si deprime ancor di più. Logico che poi incominci a comprarsi qualche bel vestito nuovo, un inginocchiatoio gotico e a cambiare spesso pettinatura. Vuole imparare l'italiano, si compra una grammatica e dei fogli, inizia dei libri di filosofia che poi pianta a metà, inizia dei ricami e poi li smette, sta alzata di notte, dorme tutto il giorno. Le vengono dei piccoli collassi e una volta addirittura sputa sangue, che Charles si preoccupa parecchio e lei lo tratta così male che lui si va a rannicchiare nella sua poltrona e si mette a piangere senza farsi vedere.